Walter Veltroni, appena fu investito della carica di segretario del Partito Democratico, si mise i panni del nuovo profeta politico e cominciò, come se fosse il Presidente della Repubblica, le consultazioni con i partiti, sia del centrodestra sia del centrosisinistra, per modificare la legge elettorale.
Il Sindaco di Roma, furbo e fesso allo stesso tempo, pensò: “Se riesco a cambiare la legge elettorale, divento un Dio in terra. Se, invece, non ci riesco, anche il referendum mi va bene”.
Nonostante non sia un gran esperto di leggi elettorali, penso che sarebbero bastate 3 piccole modifiche all’attuale legge: voto di preferenza, sbarramento al 5% e poi, scomodando in questo caso la Costituzione, se non erro, ripartizione del premio di maggioranza del Senato da scala regionale a scala nazionale.
Insomma, niente di così impegnativo. Se l’ho pensato io, figurati i geni che vivacchiano a Roma. Invece, no.
Il sig. Veltroni ha prima scomodato il buon Vassallo per proporre il vassullum (un sistema che solo per capirlo ci vuole un’intera legislatura), dopodichè ha proposto il sistema tedesco, poi la bozza Bianco e ancora poi il sistema francece. Ma non si è fermato mica qui: ha in seguito riproposto il vassullum ed ancora una volta la bozza Bianco.
In pratica, anzichè proporre una legge elettorale, ha creato un bordello elettorale: nessuno ci ha capito niente, tantomeno la Bindi e D’Alema.
Convinto sempre dei suoi mezzi politici, Veltroni si è addirittura sbilanciato nell’affermare: “Con qualunque legge elettorale il Pd si presenterà solo”.
Questa sua volontà, ovviamente non condivisa da tutto lo stato maggiore del Pd (D’Alema, Fassino e Bindi in testa) ha creato un cataclisma all’interno del centrosinistra, a tal punto da considerare questo il vero momento di rottura all’interno della maggioranza.
Mastella, inoltre, rovesciando il banco, ha dato innazitutto una gran lezione di politica al segretario del Pd: mai dar tutto per scontato e mai fare i conti senza l’oste.
Veltroni, ormai re mancato della nostra Italia, ha cominciato a farneticare: “Berlusconi vada da solo alle politiche, accetti la sfida”. Ovviamente, l’ex Premier non ha minimamente abboccato all’amo, ben sapendo che le differenze tra il Pd e la sinistra radicale sono ben maggiori di quelle tra Forza Italia e i restanti partners del centrodestra.
Ieri, invece, vedendo il terreno franare sotto i piedi, ha affermato: “Io insisto sul fatto che c’è questa grande opportunità di fare una riforma elettorale, una riforma istituzionale e dei regolamenti parlamentari, tutto in pochi mesi, e poi consentire agli italiani di votare non tra tre-cinque anni, ma tra 8-10-12 mesi”.
Noi di centrodestra ne siamo lusingati da questa richiesta. Peccato che, quando Berlusconi propose un Governo di larghe intese, volevano rinchiuderlo in un manicomio, mentre, quando Fini propose degli emendamenti al pacchetto sulla sicurezza, i rifondaroli dissero: “Con la destra non si fa niente”.
Com’è strana la vita: gli amori e gli odii passano all’improvviso ed ora tutti vogliono fare qualcosa con noi.
Ma almeno il legittimo sospetto possiamo averlo?
da anmola.net
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