Una gestione dell’ente comunale sempre più manageriale -Udc Mola-

Un incontro interessante quello svolto giovedì sera presso la sede locale del partito dell’UDC. Ospite della serata il sindaco di Castellana Grotte Franco Tricase, che ha potuto presentare, al pubblico di giovani presenti in sede, la propria esperienza di primo cittadino. Il dibattito, che rientra nel corso di formazione socio politica organizzato dai giovani popolari europei UDC, è stato indirizzato verso l’organizzazione degli enti locali e sugli strumenti finanziari ad essi collegati. Il sindaco Tricase non ha potuto fare a meno di introdurre la relazione con un excursus di carattere politico, rievocando l’esperienza vissuta sin dai tempi della Democrazia Cristiana, con tutte le fasi che ne sono scaturite e conseguite. Illuminante intervento, poi, quello del dottor Onofrio Padovano, ora direttore di ragioneria al Comune di Bitonto, il quale vanta un’importante esperienza alle spalle, fra le quali quella al Comune di Bari e come subcommissario per il dissesto finanziario al Comune di Taranto. Padovano ha illustrato, più tecnicamente e sul lato pratico, quali sono gli strumenti di gestione della vita economica di un ente locale, in particolare di un’amministrazione comunale. Ormai si va sempre più verso una gestione manageriale dell’ente, soprattutto da quando è stata istituita l’autonomia dell’amministrazione. Infatti l’inizio degli anni Novanta, con la legge sulle autonomie locali e le varie Bassanini, rappresenta una sorta di spartiacque tra un vecchio ed un nuovo modo di gestione amministrativa. Se prima bastava la corretta e rigorosa applicazione delle leggi ed una buona capacità degli amministratori di gestire le risorse loro assegnate, oggi agli amministratori viene richiesto di ottimizzarle quelle risorse, dal momento che i trasferimenti si riducono costantemente, ma gli obiettivi da raggiungere restano sempre numerosi. I giovani dell’UDC continueranno il loro impegno nella formazione politica, ma soprattutto amministrativa, con un quinto ed ultimo incontro del corso dedicato alle donne in politica ed alla problematica delle quote rosa.

CDL: FINI, DA URNE NASCERA’ NUOVO SOGGETTO ISPIRATO A PPE

“Il 13 aprile nascerà nelle urne un nuovo grande soggetto politico, ispirato ai valori del Ppe e quindi alternativo alle sinistre. Condivido pienamente la proposta del presidente Berlusconi di dare un unica voce in Parlamento al ‘popolo del 2 dicembre’, il Popolo delle Libertà.

Mi auguro che anche gli amici dell’Udc vogliano contribuire a scrivere questa importante pagina. Nei prossimi giorni chiederò doverosamente alla direzione di An, di ratificare questa decisione”. E’ quanto afferma il presidente di Alleanza nazionale, Gianfranco Fini, al termine dell’incontro con il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, tenutosi questa mattina a palazzo Grazioli.

Corso di Formazione

Image Hosted by ImageShack.usQuesta sera, alle ore 20:30, presso la sede locale dell’UDC, in via Torricelli, quarto appuntamento con il corso di formazione socio politica organizzato dai Giovani Popolari Europei dell’UDC di Mola. Interverranno con le loro relazioni il sindaco di Castellana Grotte, il prof. Franco Tricase, ed il nostro concittadino dott. Onofrio Padovano, già subcommissario con Tommaso Blonda presso il Comune di Taranto. Al centro del dibattito i conti pubblici e l’organizzazione di un ente locale. Tutti sono invitati a partecipare.

AN Puglia:”Centrosinistra irresponsabile sul problema idrico”

Image Hosted by ImageShack.usIl Gruppo Consiliare di AN alla Regione (Michele Saccomanno, Tommaso Attanasio, Saverio Congedo, Pietro Lospinuso, Nino Marmo, Sergio Silvestris) ha diffuso la seguente nota: “Non ci sorprendono affatto le notizie inquietanti che giungono dal fronte dell’approvvigionamento idrico, e che smentiscono drammaticamente tutte le rassicurazioni che ci erano state, anche solennemente, fornite, a seguito di nostre reiterate e formali richieste, in ordine allo stato degli investimenti dell’Acquedotto Pugliese. E’ veramente disperante constatare che nemmeno lo spettacolo delle vecchine in coda dietro le autobotti di Taranto ha svegliato dal loro sonno dorato i nostri governanti, rivelatisi del tutto incapaci anche di mediare tra organi a loro istituzionalmente subordinati e da loro anche politicamente controllati come AQP ASL ed ATO. La verità è che nei tre anni di gestione Vendola-Introna e degli Amministratori da loro importati dell’AQP praticamente nulla si è mosso su un versante di assoluto rilievo storico e strategico delle politiche regionali, con il rischio incombente di un ritorno prossimo venturo alla sete dei Pugliesi, e cioè di una tragedia immane che potrebbe fare impallidire perfino quella dei rifiuti campani, sulla cui strada peraltro continuiamo ad essere allegramente incamminati essendo una mera “boutade” quella dei fantomatici 5 termovalorizzatori sventolati da Vendola agli occhi della Commissione parlamentare competente, in una evidente presa per i fondelli di estrema gravità nei rapporti tra Istituzioni. Tra investimenti strategici immancabilmente mancati, servizi sempre più degradati ed al tempo stesso costosi, vincoli e divieti sistematici che bloccano l’economia nel segno di un ideologismo talebano, la Puglia di Vendola, trascinata da una coalizione squilibrata comunque minoritaria nel popolo pugliese che in questi giorni sta proclamando il suo fallimento ed il suo scioglimento, sta sprofondando verso il Terzo Mondo.”

da anmola.net

TUTTOPRODI in 10 minuti -dal blog di DAW-


tratto da DAW

Napolitano scioglie le Camere. Si vota.

ROMA - Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha ufficializzato con un decreto lo scioglimento del Senato e della Camera dei deputati. Una decisione presa, come lui stesso ha spiegato in una breve comunicazione ai cronisti, con il grande «rammarico di dover chiamare gli italiani alle urne senza che la riforma elettorale sia stata approvata».

SCELTA OBBLIGATA – Napolitano ha spiegato che la decisione è stata inevitabile, dopo il fallimento del mandato esplorativo affidato al presidente del Senato, Franco Marini. Un lavoro, quello portato avanti per una settimana dalla seconda carica dello Stato, che malgrado «impegno e scrupolo» che il capo dello Stato giudica encomiabili, «non è purtroppo stato coronato da successo». Napolitano non ha insomma nascosto la propria delusione per il passo che ha dovuto compiere. «Già nel febbraio dello scorso anno – ha fatto notare il presidente – rinviando al Parlamento il governo dimissionario avevo evidenziato la necessità di una modifica del sistema elettorale vigente. Ma nella discussione che da allora è seguita hanno a lungo pesato le incertezze tra le forze politiche. Si era tuttavia giunti nelle ultime settimane sulla soglia di una possibile conclusione. Di qui il mio auspicio affinché si procedesse con quella riforma come primo passo verso una revisione delle regole di funzionamento della competizione politica».

«ELEZIONI ANTICIPATE ANOMALIA» – Ma il precipitare della situazione ha impedito l’intesa tra le forze politiche e il netto no dell’opposizione ha legato le mani anche al Quirinale, che in questa situazione non ha potuto fare altro che chiudere la legislatura. «La decisione di sciogliere le Camere è divenuta obbligata – ha detto Napolitano – visto l’esito negativo degli sforzi che ho doverosamente ocmputo nella convinzione che elezioni così fortemente anticipate costituiscano un’anonamlia rispetto al normale succedersi delle legislature parlamentari e non senza conseguenze sulla governabilità del Paese».

«CONTINUI IL DIALOGO» – Napolitano ha però voluto esprimere pubblicamente l’auspicio che il confronto tra i Poli non sia del tutto tramontato: «Il dialogo su questi temi, ora rottosi, resta un’esigenza ineludibile per il futuro del Paese – ha detto -. Mi auguro che campagna elettorale si fondi dunque su quell’esigenza ed è il momento per le forze politiche di dare prova di senso di responsabilità per fare fronte agli impegni a cui l’Italia è chiamata».

Poli Bortone: “Immagino un modello Puglia a statuto speciale”

Image Hosted by ImageShack.us“Gaia” sta tribolando la gestazione dei Programmi Operativi 2007-2013 della Regione Puglia. La grande struttura organizzativa dovrà varare le fasi di attuazione dei futuri Piani di Sviluppo regionali e guidare la Puglia nel “burrascoso” mare dei Balcani e del Mediterraneo in una crescita sana e competitiva del nostro territorio.
Ma è oggetto di una sterile discussione politica sulle prerogative di ciascun Assessorato e relativo settore (fatta in funzione delle future designazioni nelle varie posizioni di “comando”) ed è senza dubbio l’ennesima opportunità mancata. E la spallata al centralismo burocratico regionale dove è finita? Dove è finito il coinvolgimento delle autonomie locali per affrontare il tema delle deleghe e del decentramento? Dove è finito il dialogo con le forze economiche e sociali per costruire un adeguato schema burocratico in funzione degli obiettivi comunitari da raggiungere? In questi giorni, dopo la manifestazione a Bari, fatta di consenso popolare e di entusiasmo, ho sentito un popolo pugliese pulsante e propositivo e ho l’impressione che vorrebbe venire per festeggiare la nascita di “Gaia”, ma non sa come fare a partecipare alla festa. Ho sentito un popolo pugliese che vorrebbe prendere parte al dibattito della nuova Puglia che verrà, ma non sa dove.

Immagino un modello di Puglia a “Statuto speciale”. “Speciale” nel suo modo di essere, in un orgoglio di identità territoriale che si confronta e realizza, più che sui proclami, sulle cose fatte. Sono tornata dall’ultima sessione del Parlamento europeo e guardando dal centro dell’Europa la nostra Puglia, con tutte le opportunità che i Programmi Operativi 2007-2013 ci invitano a fare ed a progettare, mi chiedo dove sono i luoghi della discussione, ma soprattutto dove sono i luoghi delle decisioni. Sottopongo due dati al dibattito ed al dialogo politico: per tutto il 2007 la Regione Puglia è stata una delle poche, se non l’unica Regione d’Europa, che non ha convocato il Comitato di Sorveglianza per affrontare in termini adeguati la chiusura del Por Puglia 2000-2006 e capire come marcare gli elementi di continuità e discontinuità della nuova programmazione 2007-2013; la Regione Puglia si contraddistingue quale unico caso politico nazionale che non affronta in Consiglio regionale le grandi scelte della stagione programmatoria 2007-2013. Continua a leggere…

Il programma del corso di formazione politica dell’UDC

“Il Modello (bordello) elettorale di Veltroni” di Umberto Desimone

Image Hosted by ImageShack.usWalter Veltroni, appena fu investito della carica di segretario del Partito Democratico, si mise i panni del nuovo profeta politico e cominciò, come se fosse il Presidente della Repubblica, le consultazioni con i partiti, sia del centrodestra sia del centrosisinistra, per modificare la legge elettorale.
Il Sindaco di Roma, furbo e fesso allo stesso tempo, pensò: “Se riesco a cambiare la legge elettorale, divento un Dio in terra. Se, invece, non ci riesco, anche il referendum mi va bene”.
Nonostante non sia un gran esperto di leggi elettorali, penso che sarebbero bastate 3 piccole modifiche all’attuale legge: voto di preferenza, sbarramento al 5% e poi, scomodando in questo caso la Costituzione, se non erro, ripartizione del premio di maggioranza del Senato da scala regionale a scala nazionale.
Insomma, niente di così impegnativo. Se l’ho pensato io, figurati i geni che vivacchiano a Roma. Invece, no.
Il sig. Veltroni ha prima scomodato il buon Vassallo per proporre il vassullum (un sistema che solo per capirlo ci vuole un’intera legislatura), dopodichè ha proposto il sistema tedesco, poi la bozza Bianco e ancora poi il sistema francece. Ma non si è fermato mica qui: ha in seguito riproposto il vassullum ed ancora una volta la bozza Bianco.
In pratica, anzichè proporre una legge elettorale, ha creato un bordello elettorale: nessuno ci ha capito niente, tantomeno la Bindi e D’Alema.
Convinto sempre dei suoi mezzi politici, Veltroni si è addirittura sbilanciato nell’affermare: “Con qualunque legge elettorale il Pd si presenterà solo”.
Questa sua volontà, ovviamente non condivisa da tutto lo stato maggiore del Pd (D’Alema, Fassino e Bindi in testa) ha creato un cataclisma all’interno del centrosinistra, a tal punto da considerare questo il vero momento di rottura all’interno della maggioranza.
Mastella, inoltre, rovesciando il banco, ha dato innazitutto una gran lezione di politica al segretario del Pd: mai dar tutto per scontato e mai fare i conti senza l’oste.
Veltroni, ormai re mancato della nostra Italia, ha cominciato a farneticare: “Berlusconi vada da solo alle politiche, accetti la sfida”. Ovviamente, l’ex Premier non ha minimamente abboccato all’amo, ben sapendo che le differenze tra il Pd e la sinistra radicale sono ben maggiori di quelle tra Forza Italia e i restanti partners del centrodestra.
Ieri, invece, vedendo il terreno franare sotto i piedi, ha affermato: “Io insisto sul fatto che c’è questa grande opportunità di fare una riforma elettorale, una riforma istituzionale e dei regolamenti parlamentari, tutto in pochi mesi, e poi consentire agli italiani di votare non tra tre-cinque anni, ma tra 8-10-12 mesi”.
Noi di centrodestra ne siamo lusingati da questa richiesta. Peccato che, quando Berlusconi propose un Governo di larghe intese, volevano rinchiuderlo in un manicomio, mentre, quando Fini propose degli emendamenti al pacchetto sulla sicurezza, i rifondaroli dissero: “Con la destra non si fa niente”.
Com’è strana la vita: gli amori e gli odii passano all’improvviso ed ora tutti vogliono fare qualcosa con noi.
Ma almeno il legittimo sospetto possiamo averlo?

da anmola.net

Fini: “Lo scenario è cambiato, ora il centrodestra deve essere unito”

Image Hosted by ImageShack.us“In due mesi è cambiato tutto. Il nostro rapporto con Forza Italia a dicembre era ai minimi storici, oggi tutta la Cdl è unita. Questo perché oggi non c’è più un governo, perché siamo alla vigilia delle elezioni anticipate e perché l’Italia ha drammatici problemi che non vengono risolti”. Lo ha detto il presidente di An, Gianfranco Fini, a Udine a margine della conferenza programmatica di An del Friuli Venezia Giulia.
“Il compito di una classe politica – ha spiegato il leader di An – è quello di essere realista in primo luogo, di non rinnegare principi e valori, ma di fare delle scelte non in base a personalismi o dei tornaconti sia pur legittimi di parte, ma di fare scelte nell’interesse generale del Paese”.
Poi, parlando all’assemblea regionale, sulla possibilità di un governo che faccia la riforma elettorale Fini si è chiesto “un governo istituzionale neutro che deve fare una legge elettorale, quale sia non si sa, poi davanti ai problemi concreti cosa potrebbe fare?”
“Questo governo rischierebbe di essere in realtà – è la risposta del leader di An – paralizzato nella risoluzione di qualsiasi questione. Prodi non è caduto per una legge elettorale sbagliata, ma per la natura della sua coalizione; nel ‘96 – ha ricordato Fini – c’era una legge maggioritaria eppure è successa la stessa cosa. La legge elettorale è solo uno strumento, è come un termometro”.

da anmola.net